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La rivoluzione della barca a vela con

La rivoluzione della barca a vela con

Idea rivoluzionaria di un riminese:

"....per realizzare la prima barca, ci siamo affidati allo studio forlivese Q-id, che ha collaborato anche con Ferrari e Ducati..."

Rimini, 23 agosto 2018 - All'inizio sembrava soltanto un’idea... Stramba. Ma è proprio sulla base di quell’idea che il cantiere navale Zuanelli sta costruendo, nello stabilimento sul lago di Garda, una barca di 15 metri pronta a rivoluzionare il mondo della vela. «Se tutto va bene, vareremo la barca nell’estate 2019. E naturalmente la porterò anche a Rimini», diceDaniele Mingucci. E’ sua l’invenzione di Stramba, che cambierà radicalmente il modo di navigare: un albero a U rovesciata, e soprattutto una vela tecnologica che funziona come l’ala di un aereo. Un’intuizione già protetta da un brevetto depositato sette anni fa, e altri due sono in attesa di riconoscimento. Pensare che Mingucci, 46 anni («e tre figli, tutti maschi...»), nella vita fa tutt’altro. Laurea in lettere classiche (con una tesi su Dante), fondatore di un’agenzia di comunicazione, figlio di un ingegnere. Fino al 2017 «non avevo neanche la patente nautica. L’ho presa per seguire il mio progetto. Però la passione per il mare l’ho sempre avuta: da ragazzo facevo surf».
 

E adesso si ritrova a progettare barche a vela... Ci racconta come è andata?

«Nel 2010 durante una vacanza in Calabria, ho portato i miei figli a fare una gita in barca. Una volta tornati a terra, avevo un gran mal di schiena. Ho iniziato, quasi per scherzo, a buttare giù qualche bozzetto con le prime idee per barche più maneggevoli. Poi ho iniziato a studiare sempre più seriamente. Ne ho parlato con mio padre, che insegnava ingegneria all’università, e poi con Mario Zuanelli del famoso cantiere navale Zuanelli».
 

E il brevetto?

«E’ arrivato poco dopo, dopo i primi studi. Nel frattempo ho conosciuto il professor Alfredo Liverani, anche lui docente di ingegneria all’università di Bologna, ed è nata la collaborazione anche con l’ateneo. Il dipartimento di Ingegneria industriale ha tanti ottimi progettisti, hanno collaborato anche con Luna Rossa».


Da un’idea... Stramba la cosa si è fatta poi seria.

«Molto. Nel 2014 abbiamo fondato una startup, e da allora ho la coda dei finanziatori, pronti a scommettere su questo progetto. Abbiamo già raccolto da loro un milione di euro. Nel cantiere Zuanelli stiamo costruendo la prima barca prototipo, un quindici metri che sarà varato nel 2019. L’obiettivo, se le prove in acqua andranno bene, è quello di avviare una produzione su scala industriale».


Quali sono le caratteristiche di Stramba?

«Prima di tutto l’albero a U rovesciata, senza il boma in mezzo, permette di sfruttare la coperta e renderla completamente fruibile. Ma la rivoluzione è nella vela: lavora come l’ala di un aereo, è molto più semplice da manovrare e garantisce una maggiore velocità alla barca. I vantaggi sono innegabili. Pensiamo che la tecnologia di Stramba possa essere applicata alle barche di fascia alta. Per realizzare la prima barca, ci siamo affidati allo studio forlivese Q-id, che ha collaborato anche con Ferrari e Ducati, per curare nei dettagli il design esterno e interno».


Un’impresa che prende il largo dalla Romagna.

«Una volta pronta, vogliamo portare la barca anche a Rimini. E faremo il giro dei saloni nautici».


Perché ha chiamato la sua invenzione Stramba?

«Dal terminte strambata, che nella nautica indica l’azione della virata». E forse anche perché la sua, all’inizio, pareva proprio un’idea stramba. E ora invece è un’idea da un milione di euro...


di MANUEL SPADAZZI
FONTE: Il Resto del Carlino

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